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C . 7 , 45 , 13 , 0 IUST.
Nemo iudex vel arbiter existimet neque
consultationes, quas non rite iudicatas esse putaverit, sequendum, et
multo magis sententias eminentissimorum praefectorum vel aliorum
procerum (non enim, si quid non bene dirimatur, hoc et in aliorum
iudicum vitium extendi oportet, cum non exemplis, sed legibus
iudicandum est), nec si cognitionales sint amplissimae praefecturae vel
alicuius maximi magistratus prolatae sententiae: sed omnes iudices
nostros veritatem et legum et iustitiae sequi vestigia sancimus.
Iust. a Demostheni pp. A 529 D. III K.
NOV.
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Nessun giudice o arbitro ritenga di
dover seguire le decisioni emesse su consultazione che avrà
reputato assunte non correttamente, e ancor più le sentenze
degli eminentissimi prefetti o di altri giudici elevati (difatti, se
qualcosa non sia ben decisa, questo errore non deve essere diffuso
presso altri giudici, dovendosi giudicare non in base agli esempi, ma
alle leggi), nemmeno se siano sentenze giudiziarie emanate dalla
prefettura spettabilissima o da qualche massimo magistrato: sanciamo
invece che tutti i nostri giudici si lascino guidare dalla
verità e dalle tracce delle leggi e della giustizia.
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C. 1 , 14 , 12 , 0 IUST.
Si imperialis maiestas causam
cognitionaliter examinaverit et partibus cominus constitutis sentetiam
dixerit, omnes omnino iudices, qui sub nostro imperio sunt, sciant hoc
esse legem non solum illi causae, pro qua producta est, sed omnibus
similibus.
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Se la maestà imperiale abbia
esaminato giudiziariamente una causa e abbia reso sentenza al cospetto
delle parti costituite, tutti i giudici senza eccezione, i quali sono
sotto il nostro impero, sappiano che è legge non solo in quella
causa, per la quale essa è emanata, ma in tutte le simili.
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1. Quid enim maius, quid sanctius
imperiali est maiestate? Vel quis tantae superbiae fastidio tumidus
est, ut regalem sensum contemnat, cum et veteris iuris conditores
constitutiones, quae ex imperiali decreto processerunt, legis vicem
obtinere aperte dilucideque definiunt?
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1. Difatti cosa è più
grande, cosa è più santo della maestà imperiale? o
chi è gonfio dell’arroganza di tanta superbia da disprezzare il
giudizio regale, dal momento che pure gli artefici dell’antico diritto
affermano con chiarezza apertamente che hanno valore di legge le
costituzioni che siano derivate con decreto imperiale?
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2. Cum igitur et hoc in veteribus
legibus invenimus dubitatum, si imperialis sensum legem interpretatus
est, an oporteat huiusmodi regiam interpretationem obtinere, eorum
quidem vanam scrupolositatem tam risimus quam corrigendam esse
censuimus.
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2. Allorché dunque abbiamo
trovato anche questo revocato in dubbio nelle antiche leggi, per il
caso in cui il pensiero regale abbia interpretato la legge, se
ciò si debba persistere in siffatta regia interpretazione,
abbiamo tanto deriso la vana scrupolosità di costoro quanto
ritenuto che essa debba essere corretta.
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3. Definimus autem omnem imperatoris
legum interpretationem sive in precibus sive in iudiciis sive alio
quocumque modo factam ratam et indubitatam haberi. Si enim in praesenti
leges condere soli imperatori concessum est, et leges interpretari
solum digno imperio esse oportet.
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3. Sanciamo dunque che debba tenersi
ferma e indubitabile ogni interpretazione delle leggi resa
dall’imperatore sia nelle suppliche sia nei giudizi sia in qualunque
altro modo. Se infatti nel presente è consentito solo all’
imperatore di creare le leggi, occorre che pure l’interpretazione delle
leggi sia degna solamente della podestà imperiale.
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4. Cur autem ex suggestionibus procerum
si dubitatio in litibus oriatur et sese non esse idoneos vel
sufficientes ad decisionem litis illi existimet, ad nos et quare
ambiguitates iudicum, quas ex legibus oriri evenit, aures accipiunt
nostrae, si non a nobis interpretatio mera procedit? Vel quis legum
aenigmata solvere et omnibus aperire idoneus esse videbitur, nisi is,
cui soli legis latorem esse concessum est?
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4. Ma perché attraverso le
istanze dei giudici più elevati si fa ricorso a noi, qualora
insorga un dubbio nelle liti e quelli non si ritengano idonei o capaci
di risolvere la lite, e per qual ragione le nostre orecchie ricevono le
ambiguità dei giudici, le quali si dà il caso che
traggano origine dalle leggi, se da noi non discendesse la vera
interpretazione? E chi apparirà essere idoneo a sciogliere gli
enigmi delle leggi e a chiarirli a tutti se non colui al quale solo
è concesso di essere l’autore delle leggi?
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5. Explosis itaque ridiculosis
ambiguitatibus tam conditor quam interpres legum solus imperator iuste
existimabitur: nihil hac lege derogante veteris iuris conditoribus,
quia et eis hoc maiestas permisit.
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5. Rigettate pertanto ridicole
incertezze di tal fatta, a ragione il solo imperatore sarà
reputato tanto creatore quanto interprete delle leggi: né con
questa legge si contrasta in alcunché con gli artefici dell’
antico diritto, poiché anche a loro ciò permise la
maestà imperiale.
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C. 1 , 14 , 2 , 0 THEOD.
/ VAL.
Quae ex relationibus vel suggestionibus
iudicantium per consultationem in commune florentissimorum sacri nostri
palatii procerum auditorium introducto negotio statuimus vel
quibuslibet corporibus ait legatis aut proviciae vel civitati vel
curiae donavimus, nec generalia iura sint, sed leges fiant his dumtaxat
negotiis atque personis, pro quibus fuerint promulgata, nec ab aliquo
retractentur.
A 426 D. VIII ID. NOV
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