Gorizia
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La battaglia di
Gorizia (9-10 agosto 1916) costò, secondo dati ufficiali, la via
a 1759 ufficiali e 50000 soldati circa. Fu uno dei più pazzeschi
massacri di una guerra tutta pazzesca. Nacquero per l'occasione alcune
canzoni popolari, una delle quali si presenta qui, tratta da due
lezioni raccolte a Novara; se ne può ascoltare l'esecuzione di
Sandra Mantovani in Il povero soldato 1; in Le canzoni
di «Bella Ciao»; e quella dei Gufi in I Gufi
cantano due secoli di Resistenza.
Una versione musicalmente diversa è stata raccolta nel Mantovano
da Emilio Jona e Sergio Liberovici e pubblicata nel n. 37 (giugno 1961)
della rivista Il contemporaneo (inf. Pasicrate Remagni e
alcuni operai di Buzzoleto): due delle strofe sono molto simili alle
nostre III e IV; l'ultima è la seguente: «Traditori
signori ufficiali / che la guerra l'avete voluta, / scannatori di carne
venduta / e rovina della gioventù». Questa versione
è registrata in Canti di protesta del popolo italiano 2,
nell'esecuzione di Margot. La strofetta ebbe un momento di grande
celebrità in occasione della presentazione dello spettacolo
«Bella Ciao» a Spoleto, quando l'intero cast venne
denunciato da due ufficialetti sensibili all'onore della patria
infranto (cfr. il n. 5 de Il nuovo canzoniere italiano,
articolo «Bella Ciao a Spoleto»). Uno straordinario esempio
di riduzione a livello popolare della canzone qui riportata è
l'esecuzione di Giovanni Ceppa (Ginestra Sabina, fraz. di Monteleone
Sabino, 1970) registrata nel LP La Sabina, a cura di Sandro
Portelli (Dischi del Sole, DS 517/19). Un'altra canzone su Gorizia
è ascoltabile nel LP del Canzoniere Internazionale Cittadini
e contadini (Tu Gorizia addolorata); ricordiamo anche che
la strofetta «Traditori signori ufficiali» sopra citata
è stata ascoltata da Giovanna Marini sulla Musica di O
Venezia.
dal libro Canzoni italiane di
protesta 1794/1974, a cura di Giuseppe Vettori (Paperbacks poeti
26, Newton Compton IV ed. marzo 1976)
Vedi anche:
Nel fosco fin del secolo morente
sull'orizzone cupo e desolato,
già spunta l'alba minacciosamente
del dì fatato.
Urlàn la fame l'odio ed il dolore
da mille e mille facce ischeletrite
ed urla col suo schianto redentore
la dinamite.
Siam pronti e dal selciato d'ogni via,
spettri macàbri del momento estremo,
sul labbro il nome santo d'Anarchia,
insorgeremo.
Per le vittime tutte invendicate,
là nel fragor dell'epico rimbombo,
compenseremo sulle barricate
piombo con piombo.
E noi cadrem in un fulgor di gloria,
schiudendo all'avvenir novella via:
dal sangue spunterà la nuova istoria
de l'Anarchia.
testo di Luigi Molinari (1866-1918)
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